Lettera ai cresimandi del Vescovo Gerardo Antonazzo

Il vescovo Gerardo Antonazzo dedica un’importante e profonda lettera ai ragazzi cresimandi della Diocesi. In queste righe c’è tutta la passione, la fede e l’estrema cura che il Monsignore ha per i suoi fedeli più giovani.

“Condividere” con lo Spirito

Appunti per la catechesi

al Meeting diocesano dei Cresimandi *

Pontecorvo, 11 marzo 2018

Cari ragazzi e ragazze cresimandi,

grazie perché avete “invaso” con la vostra presenza gioiosa ed entusiasta, da me tanto attesa, la Città e la Cattedrale di Pontecorvo. Una bella lezione per gli adulti!

La mia conversazione con voi oggi desidera riportare la vostra attenzione soprattutto ai doni dello Spirito Santo. La preparazione al sacramento della Cresima proposta di solito dai vostri catechisti parrocchiali la spiegazione dettagliata dei “sette doni” dello Spirito Santo. Si può correre il rischio di immaginare tali doni dello Spirito in maniera molto astratta, e perciò lontana ed estranea alla vostra sensibilità di adolescenti. Da parte dei vostri educatori resta spesso difficile e complicato attirare la vostra attenzione a tale ricchezza dello Spirito. E non di rado tutto il loro discorso resta lettera morta.

Cari ragazzi,

provo a rivolgermi direttamente a voi, per dialogare sui doni dello Spirito e aiutarvi a comprendere la bellezza e l’importanza di questi doni. Ci proviamo? Pensate a come voi “condividete” ogni giorno le vostre esperienze, informazioni, emozioni, sentimenti, messaggi, racconti, etc…Bene, lo Spirito Santo vi aiuta a “condividere” con Dio le vostre esperienze, sensazioni, difficoltà, gioie, entusiasmi, domande, paure e dubbi. Con gli amici condividiamo tutto, o quasi, usando i diversi social a disposizione, mentre con Dio lo possiamo fare proprio grazie ai sette doni dello Spirito Santo, come se fossero sette diverse possibilità “social” per comunicare con Dio. Potremmo pensare allo Spirito Santo come al grande “network” con cui condividere anche con Dio, e non solo con gli amici, le nostre situazioni di vita. Lo Spirito Santo è il “profilo” di Dio e vi permette di “condividere” con Dio la vostra adolescenza!

Ma allora cosa sono i doni dello Spirito Santo?

In che cosa ci aiutano tali doni?

A cosa servono nella vita di ogni cristiano?

Dono dell’Intelletto (Instagram)

“Siete in grado di comprendere con tutti i santi quale sia l’ampiezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità, e di conoscere l’amore di Cristo che supera ogni conoscenza, perché siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio” (Ef 3,19-19).

Lo Spirito ci rende più capaci di intelletto.

Sì, cari cresimandi, lo Spirito Santo ci permette di usare bene l’intelletto. Cosa significa intelletto? Il termine significa comprendere le cose importanti molto in profondità, non in superficie e quindi in modo superficiale. Lo Spirito potenzia, maggiora, migliora il nostro intelletto per capire soprattutto la grandezza di Dio, chi è Dio per me e per gli altri. Lo Spirito ci fa “fotografare” a volte un’intuizione breve ma intensa di Dio; è come cogliere un’ “istantanea” di Dio. Il social con cui condividiamo le nostre “istantanee” fotografiche è soprattutto Instagram. Il nostro intelletto, potenziato dallo Spirito Santo, è come l’instagram: ci permette di cogliere in pochi istanti alcune intuizioni su Dio e ce le fissa nel nostro cuore, come ispirazioni e pensieri bellissimi, che non vogliamo più dimenticare, alle pari di alcune foto che conserviamo gelosamente perché troppo belle e perché ci stanno particolarmente a cuore.

Dono della Scienza (Youtube)

“Ciò che di Dio si può conoscere è loro manifesto; Dio stesso lo ha manifestato a loro. Infatti le sue perfezioni invisibili, ossia la sua eterna potenza e divinità, vengono contemplate e comprese dalla creazione del mondo” (Rm 1,19-20).

Lo Spirito ci rende più capaci di scienza.

La scienza è la conoscenza continua, approfondita; è la ricerca accurata dei canali più giusti grazie ai quali possiamo trovare i contenuti per la visione/ascolto di Dio, vedere le tracce della sua esistenza, ascoltare le parole che rivelano il suo mistero invisibile. Quando cominciamo a cercare i canali giusti, qual social utilizziamo maggiormente? Youtube, bravissimi. Lo Spirito Santo ci offre il canale della “scienza” per  conoscere il volto di Dio, indagare sulla sua rivelazione, trovare la spiegazione delle sue parole. Grazie allo Spirito posso conoscere cosa Dio pensa di me, della mia esistenza, delle mie scelte. La conoscenza di Dio,  potenziata dallo Spirito Santo,  mi aiuta a “vedere” e a comprendere ciò che Lui ha fatto dalla creazione in poi, e accorgermi della sua presenza nella mia vita. Senza lo Spirito è come cercare Dio nel buio, a tentoni, in modo confuso, con il rischio di sbagliare ricerca riguardo a Lui, fino a sostituirlo con i miei idoli.

Dono del Consiglio (Whatsapp)

“Io sono solo un ragazzo; non so come regolarmi. Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male” (1Re 3,8-9).

Lo Spirito ci rende più capaci di consiglio.

Non tutto siamo capaci di decidere da soli. Ed è meglio così! Oggi anche per venire qua, vi siete scambiati dei consigli e dei pareri, vi siete scambiati dei messaggi, le vostre considerazioni, i vostri pareri favorevoli o contrari. Tante volte nella giornata non sapete come comportarvi di fronte ad alcune situazioni, e chiedete consiglio ai genitori, agli insegnanti, ai catechisti…Qual è il motore di ricerca per scambiarci messaggi con cui discutere, chiedere consiglio e condividere pareri? Whatsapp, bene. Quello che noi facciamo con Whatsapp è quello che lo Spirito ci aiuta a fare tra noi e Dio. Donandoci la capacità del consiglio, ci aiuta a confrontarci con Dio, a scambiarci dei pareri, dei paragoni, a capire da lui quali sono le scelte migliori da fare e quali quella da evitare per non sbagliare gravemente nella vita. Decidere da soli è un rischio: scambiare dei messaggi con Dio ci fa capire il bene da compiere, il male da evitare, le cose più giuste da fare e gli errori da prevenire. Ci fa capire il vero dal falso.

Dono del Timore di Dio (Twitter)

“Venite, figli, ascoltatemi: vi insegnerò il timore del Signore. Chi è l’uomo che desidera la vitae ama i giorni in cui vedere il bene? Custodisci la lingua dal male, le labbra da parole di menzogna. Sta’ lontano dal male e fa’ il bene, cerca e persegui la pace” (Sal 34,12-15).

Lo Spirito ci rende più capaci di timore di Dio.

Non significa avere paura di Dio, non riguarda il terrore per la minaccia di castighi e punizioni, ma temere il peccato che ci rovina e dispiace a Dio. No, ma indica la possibilità di capire la tenerezza e la dolcezza dell’amore di Dio per ciascuno, e da parte nostra l’accortezza di non compromettere e sciupare la sua amicizia. Significa sentire che Dio ti vuole bene: e questo a volte te lo fa capire senza lunghi discorsi, ma con semplici e brevi sensazioni che ti fa provare interiormente. Il social che noi usiamo per messaggi veloci è Twitter. Il timore di Dio è il twitter spirituale che ci permette di chiedere a Dio, a bruciapelo: “Signore mi ami?”, e sentirsi rispondere: “Certo che ti voglio bene”. Insomma, lo Spirito Santo ci permette di “cinguettare” volentieri con Dio, e ci fa sentire che è dolce parlare con Lui potendo ricevere da Lui le parole giuste, che ci fanno bene e ci insegnano a fare il bene e a vivere bene.

Dono della Fortezza (Pinterest)

“Lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza; non sappiamo infatti come pregare in modo conveniente, ma lo Spirito stesso intercede con gemiti inesprimibili […] Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?  Chi muoverà accuse contro coloro che Dio ha scelto? […] Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada?” (cfr. Rm 8, 26-35).

Lo Spirito ci rende più capaci di fortezza.

La fortezza è il coraggio di fare grandi progetti, è il coraggio di non accontentarsi, di non ridursi a quattro scarabocchi di sogni inutili, ma sforzarsi di pensare in grande. Quello che Dio vuole per me è importante, Lui ha grandi progetti su ciascuno di noi. Nessuno è uno scarto di storia! Lo Spirito mi rende forte di fronte alle scelte impegnative e grandi. Non devo sentirmi solo e sfiduciato di fronte alle difficoltà. Qual è il social che voi ragazzi usate  per proporre i propri  progetti? Ok, Pinterest. La fortezza dello Spirito santo è il “Pinterest” che ci aiuta a disegnare grandi progetti con Dio riguardo al proprio futuro.

Dono della Pietà (Skype)

È apparsa infatti la grazia di Dio, che … ci insegna a rinnegare l’empietà e i desideri mondani e a vivere in questo mondo con sobrietà, con giustizia e con pietà” (Tito 2, 11-12).

Lo Spirito ci rende più capaci di pietà.

Non significa avere pietà, oppure, ancora peggio, “fare pietà!”. La pietà è l’intimità, è la capacità di connettersi in diretta con un amico o un’amica, parlarsi da cuore a cuore, da persona a persona, guardandosi negli occhi per andare in profondità nella vita dell’altro e capire ciò che prova di bello nel suo animo. La pietà ci richiama la preghiera, il dialogo intimo con Dio, grande amico della tua vita. La pietà mi apre alla “chiacchierata” libera con Dio, per “condividere” in confidenza con Lui, da cuore a cuore, ciò che mi passa per la testa e ciò che Gli passa per la testa, senza nascondersi nulla. E’ come stabilire un collegamento immediato e diretto con Dio. Qual è il social che ci permette di parlarci e vederci in diretta? Skype? Bravi, è vero!! Lo Spirito Santo rendendoci più capaci di pietà, di un cuore puro, ci aiuta a pregare, ci mette in collegamento con Dio  per chiamarlo “Padre”, Papà!”.

Dono della Sapienza (Facebook)

“Ero un ragazzo di nobile indole, ebbi in sorte un’anima buona o piuttosto, essendo buono,
ero entrato in un corpo senza macchia…mi rivolsi al Signore e lo pregai, dicendo con tutto il mio cuore: Con te è la sapienza che conosce le tue opere…inviala dai cieli santi, perché mi assista e mi affianchi nella mia fatica e io sappia ciò che ti è gradito. Ella infatti tutto conosce e tutto comprende”
(cfr. Sapienza 8-9).

Lo Spirito ci rende più capaci di sapienza.

Cos’è la sapienza? La parola sapienza ha a che fare con “sapere”, e  questo rimanda al “sapore”, quindi al gusto della verità, del bello, di ciò che è buono. La sapienza ci fa sentire soprattutto il “gusto” di Dio, ci fa sentire il “sapore” buono delle cose divine. Lo Spirito ci permette di sentire il sapore di Dio, il gusto buono del Cielo, il desiderio dolce e piacevole del Paradiso vero. La sapienza donata dallo ci permette di socializzare alla grande con i “gusti” di Dio, condividere ciò che piace a Dio. Qual è il grande social che ci permette di entrare in contatto e di condividere il “gusto” dell’amicizia degli altri? Facebook. Bravissimi!!! Senza dubbio questo social ci aiutare a chiedere e a dare molte amicizie. La sapienza, dono dello Spirito, è il “Facebook” di Dio, perché ci dona  il piacere di condividere soprattutto il gusto dell’amicizia con Dio,  il gusto di stare collegati con Dio, con il quale si può parlare di tutto e di tutti in bene, e non in male come purtroppo succede su Facebook.

Carissimi ragazzi e ragazze cresimandi,

vedete di quanti “social spirituali” ci rende capaci la Cresima grazie al dono dello Spirito? Ma lo Spirito non ti costringe” a nulla, non ti toglie la libertà di esprimere il tuo “Mi piace” o “Non mi piace”. Lo Spirito che riceviamo nella Cresima è l’amore di Dio: ci rende capaci di vivere un bel rapporto tra di noi e con Dio, “condividendo” da soli  o in gruppo un bellissimo rapporto con il Signore vivente. Non siete mai e poi mai disposti a fare a meno dei social per connettervi, per comunicare, per condividere, così imparate a non  fare a meno dei “social”, cioè dei doni che lo Spirito ci aiuta a utilizzare nel migliore dei modi per  conoscere il Signore, connetterci con Lui, condividere tra di noi e con Lui la gioia per il suo immenso amore.

Ricordatevi di tutto questo, perché quando verrò nelle vostre parrocchie per celebrare il sacramento della Confermazione ve lo chiederò.

Il vostro Vescovo

      Gerardo

*Bozza di testo provvisorio, in fase di approfondimento.

ANGELO MOLLE: UN EDUCATORE ESEMPLARE

Prefazione di mons. Gerardo Antonazzo

Chi ha conosciuto Angelo Molle ha potuto senz’altro ammirare l’impegno, che ha profuso fecondamente nel campo degli studi, segnando attraverso molteplici iniziative la vitalità culturale del nostro territorio. Figura ricca in umanità, poliedrica negli interessi interdisciplinari, esperto nella trasmissione del sapere. Non solo un maestro di conoscenze, ma uno scrigno di convinte e convincenti verità, vissute e incarnate nello stile quotidiano, testimone cercato e amato, apprezzato per una mirabile e squisita sintesi, per niente ordinaria, tra fede e cultura. Il suo passaggio tra noi non è stato quello di una meteora che, se anche stupisce, scompare; ma di una stella luminosa che continua a brillare nel firmamento della memoria grata per quanto ha saputo consegnarci come patrimonio umano e spirituale. Se è vero che “chi semina vento raccoglie tempesta”, è ancor più provato che “chi semina grazia raccoglie benedizione”. Angelo hai seminato bontà: bontà umana, bontà nuziale e paterna, bontà morale e spirituale, bontà culturale ed educativa.

Sulla base di una solida formazione umanistica e teologica acquisita in prestigiose istituzioni romane come la Lumsa e la Pontificia Università Gregoriana, il prof. Molle ha promosso molti convegni, specie in materia agiografica, aiutando le nostre comunità a riscoprire le figure che hanno segnato il vissuto profondamente religioso del nostro territorio, come modelli esemplari di una testimonianza cristiana che cambia nel tempo le strategie dell’annuncio e lo stile dei portamenti, ma resta fedele ai valori eterni, antichi e sempre nuovi, del Vangelo. Egli ha espresso, parallelamente, un’ampia attività editoriale tradottasi in interessanti riviste e collane, che lasciano dentro molte biblioteche traccia indelebile della sua perizia, costituendo materiale fertile per ricercatori e cultori di argomenti storico-religiosi. Non si è risparmiato nel tenere conferenze, organizzare corsi di aggiornamento, partecipare a piani di sviluppo informatico per varie agenzie di istruzione, fino a meritarsi l’affidamento di docenze nelle due importanti realtà accademiche della nostra provincia, l’Università di Cassino e del Lazio Meridionale, e l’Istituto Teologico Leoniano di Anagni.

In verità, quanto s’è detto non ha costituito la vocazione primaria di Angelo, che fu e dichiarò sempre di sentirsi solo e soltanto un educatore, prestatosi su richiesta alle dinamiche della ricerca scientifica e ai circuiti didattici degli atenei, ma senza perdere mai di vista quel triangolo d’elezione, che costituì la ragione suprema della sua esistenza: famiglia, scuola e parrocchia.

Innanzitutto la famiglia. Angelo ben sapeva che «l’educazione in famiglia è partecipazione alla pedagogia divina: se nel donare una nuova vita i genitori prendono parte all’opera creatrice di Dio, mediante l’educazione essi diventano partecipi della sua paterna e materna pedagogia»1. Con questo alto senso di responsabilità, insieme a Maria, intese crescere i figli Rita e Tommaso, mostrando attraverso la sua esperienza come la “gioia di fare famiglia” fosse chiamata a coabitare con un’incessante pazienza nei processi educativi e un nobile rispetto del tempo in attesa di risultati, posto che ogni genitore, primo educatore della persona, debba essere lucidamente consapevole di un’intramontabile “tensione tra pienezza e limite” nel cammino della storia umana.

Analoghi rapporti basati sulla consapevolezza che «anche chi educa nella scuola esercita una sorta di paternità e maternità generative di sogni, progetti, scelte di vita, vibranti attese e vivaci speranze»2, il prof. Molle costruì con i suoi studenti, specie quelli che per oltre un ventennio avrebbero beneficiato del suo lavoro quotidiano all’ITIS di Isola del Liri, ovvero l’insegnamento della Religione Cattolica, ciò che egli, al di là di ogni altra utilizzazione, considerava la sua vera professione e la sua missione specifica nel mondo giovanile. L’equilibrio dialogico tra ascolto e monito, tra coinvolgimento affettivo e distinzione dei ruoli, connotarono le sue relazioni scandite, peraltro, da una comunicazione persuasiva, dove ironia e compostezza, comprensione e fermezza, si alternavano al momento opportuno. Credette fermamente ad una scuola inclusiva, attenta a colmare i disagi dei singoli come a valorizzarne i talenti. Particolarmente attento alle situazioni umane più fragili, si è sempre fatto personalmente carico di ogni iniziativa per la promozione umana e affettiva degli studenti, ancor prima del progresso propriamente scolastico.

Si tratta di una condotta che, in ogni caso, non era una riduttiva per quanto diligente obbedienza a progetti ministeriali calati ope legis, ma un autentico modus vivendi, che scaturiva da una profonda carità alimentata da una singolare sensibilità carismatica e che Angelo esportava con coerenza e generosità nel ruolo di organista e direttore di coro esercitato con passione tanto presso la sua Parrocchia di Roccasecca Centro, quanto nel Santuario diocesano della Vergine Bruna di Canneto, la cui recente elevazione a Basilica Pontificia, da lui tanto agognata in conformità all’intento pastorale «di consolidare e promuovere ulteriormente la pietà mariana quale via popolare per accrescere la fede cristiana»3, aveva appena fatto in tempo a gustare prima di giungere alla domenica senza tramonto. Le competenze musicali, messe a servizio dell’animazione liturgica, gli hanno fornito un grande volano per formare alla fede cristiana e alla cittadinanza attiva generazioni di giovani, che fanno vivere ancora tra la nostra gente l’eredità proficua di chi, al di là dei vari servizi resi con competenza e serietà nella sua non lunga ma intesa vita, altro non voleva che interpretare umilmente la sua vocazione di educatore. Un grande educatore troppo presto strappato alla sua famiglia, ai suoi studenti, al mondo accademico, alla sua Chiesa locale!

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1 Lettera Pastorale 2017-2018, “La gioia di fare famiglia”. La famiglia nel vivere quotidiano, n. 53.

2 Messaggio a dirigenti scolastici, insegnanti, genitori e alunni per l’A.S. 2017-2018, Scuola di Vita. Educare alla vita, educare con la vita, 4 ottobre 2017.

3 Prot. Vesc. 02/2015, «Petizione a S.E. Mons. Angelo Bagnasco Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, 2 febbraio 2015»: cfr. Il Santuario di Canneto. Bollettino illustrato quadrimestrale 12/32 (2015) 3.

Diocesi di Sora: Attorno e dentro la famiglia

La Lettera alle comunità. Quaresima-Pasqua 2018 del vescovo di Sora s’intitola “La famiglia luogo di benedizione” e fa seguito alle precedenti “La gioia di fare famiglia” (2017-2018) e “Come sigillo sul tuo cuore” (2016-2017). Una continuità che risponde a urgenze pastorali di rimettere al centro la famiglia, ma anche in qualche modo di prepararsi al IX incontro mondiale delle famiglie che si svolgerà a Dublino dal 22 al 26 agosto 2018. Indubbiamente risente anche delle accentuazioni di papa Francesco nell’Amoris laetitia e della stessa biografia del vescovo Gerardo Antonazzo, vescovo a Sora da un quinquennio, ma che già prima, e per anni, si è occupato di pastorale familiare a vario titolo.
La famiglia, realtà umana ed ecclesiale «Alla famiglia di Dio che è la Chiesa di  Sora-Cassino- Aquino-Pontecorvo – è l’eloquente incipit della lettera uscita per questo periodo forte dell’anno liturgico – il Signore confermi, oggi e sempre, la grande promessa della sua benedizione». E, chiarendo subito l’intento di un itinerario che continua, scrive: «… desidero ringraziare il Signore per questa nostra Chiesa particolare, soprattutto per il cammino intrapreso come “famiglia di Dio” impegnata a spendersi a favore delle famiglie che compongono ogni comunità cristiana, e quindi l’intera diocesi».
La famiglia non solo è la base della società, ma va riscoperta insieme la “gioia di fare famiglia” e la benedizione di Dio sulla coppia e sulla famiglia, nonostante i tempi in cui i legami si fanno più fragili, in un contesto che non favorisce granché il percepire, coltivare e vivere il progetto di Dio su questa realtà non solo umana, ma anche divina, in quanto rimanda e dice l’amore di Dio per la sua Chiesa.
Una delle precedenti lettere si concludeva proprio con una lettera delle famiglie, sollecitata dal vescovo, scritta da laici e incorporata nel suo messaggio al popolo di Dio a dirne l’importanza. Fare famiglia è certo “naturale”, ma rimanda e realizza l’opera creatrice di Dio, dice il vescovo.
La prima parte della lettera richiama orientamenti dottrinali e storie di famiglie nella Bibbia; la seconda riporta alcune indicazioni pastorali commisurate soprattutto sulla Quaresima in corso, mentre nelle appendici sono contenute preghiere ed estratti del magistero del papa.
Nella seconda parte, che presenta le indicazioni concrete, si legge: «A partire dalla Quaresima si possono formare gruppi di adulti (anche in forma di Centri di ascolto), per alcune catechesi riguardanti la coppia, la genitorialità, la famiglia, aiutati dalle icone familiari bibliche presentate… Questa catechesi
nei Centri di ascolto può essere propedeutica alla costituzione in ciascuna parrocchia di gruppi di coppie a partire dal prossimo anno pastorale 2018-2019».
Come si vede, si tratta di una proposta organica, tesa a permeare e a rinnovare la pastorale a partire dalla famiglia, coinvolgendo missionari laici della famiglia, momenti comuni di formazione e di scambio esperienziale in vista della costruzione di una rete stabile a sostegno e rilancio della famiglia in sé e
della particolare testimonianza che la famiglia cristiana è chiamata a dare oggi.
«Carissimi – è la conclusione di questa lettera, datata 11 febbraio 2018 –, ogni famiglia è epifania dell’amore di Dio, è sacramento del mistero invisibile della Trinità; così anche la Chiesa di Dio che vive in Sora-Cassino- Aquino-Pontecorvo. Se Dio ha voluto che in primis fosse la famiglia il riflesso del suo
intimo mistero, e considerato che quello trinitario è il nucleo fondamentale della fede cristiana, tutto ciò conferma che nulla è più importante, più bello e più prezioso della famiglia, e nulla di più sacro e inviolabile del nostro essere Chiesa-famiglia. Vi benedico di cuore, nel segno e nel nome della paternità
di Dio».

Editoriale del Vescovo Gerardo Antonazzo

“Non temere, Maria”
Editoriale Basilica-Santuario di Canneto

Marzo 2018
Gerardo Antonazzo

Dopo i due Sinodi dedicati alla riflessione, ricca e preziosa, alla famiglia nel mondo contemporaneo, Papa Francesco ha deciso di impegnare la XV Assemblea ordinaria del Sinodo (3 al 28 ottobre 2018) sul tema “Giovani, fede e discernimento vocazionale”. Lo svolgimento del prossimo Sinodo si pone tra due importanti eventi, che riguardano entrambi il mondo giovanile: la Giornata mondiale dei giovani, affidata quest’anno alle singole diocesi (Domenica delle Palme) e la Giornata mondiale della gioventù 2019 (Panama, 22-27 gennaio 2019). Si intuisce da subito come il pianeta-giovani è un “osservato speciale” da parte della Chiesa, la quale dichiara e dimostra la sua intenzione di voler “abitare” il mondo dei giovani con la ricchezza del proprio patrimonio culturale, educativo e spirituale.
Nel Messaggio per la prossima Giornata mondiale dei giovani, Papa Francesco propone ai giovani di ispirarsi all’esperienza della giovane ragazza di Nazareth, Maria. Pertanto, come tema della prossima “GMG 2018” diocesana il Papa consegna a tutti i giovani le parole che l’angelo Gabriele rivolge ad una loro coetanea, a Nazareth: “Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio” (Lc 1, 30). Dio si prende cura di questa giovane Donna, invitandola a farsi coraggio di fronte alle scelte importanti della sua vita. Tali scelte diventano ancor più impegnative e audaci quando incrociano i grandi progetti di Dio. E’ compito di ogni adulto davvero maturo, è compito educativo di ogni famiglia, come di ogni comunità educante, prendersi cura del mondo adolescenziale e giovanile in un momento storico e culturale complesso, ma anche affascinante per le sue prospettive inedite ed esaltanti.
Anche la comunità religiosa della Basilica-Santuario della Madonna di Canneto da tempo si prende cura dei giovani pellegrini. Nelle molte “Compagnie” di pellegrini e devoti che giungono annualmente da varie Regioni del Centro Italia nella nostra amatissima Basilica-Santuario di Canneto per venerare la Vergine Bruna, vedo con gioia crescere la partecipazione di moltissimi ragazzi e giovani. E’ un segno di profonda consolazione e speranza. La Vergine Bruna attrae con la bellezza del suo volto giovane, generoso, pulito e puro, splendente di luce divina, maestoso e familiare ad un tempo, vicino al cuore di coloro che meglio e più di noi altri possono capirla, i giovani appunto. La giovane donna di Nazareth ha molto da dire ai giovani. A loro consegna il suo
“turbamento” e le sue paure di fronte alle parole con le quali Dio Le confida il suo pensiero. Ci vuole tutto il suo coraggio. L’angelo Gabriele la rassicura: “Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio”. Maria comprende che Dio non è indifferente di fronte alle paure di ogni giovane. Dio non fa paura, anzi solleva le nostre paure; Dio, invece, “fa grazia”, e di fronte a Lui si può soltanto “trovare grazia”, e non “dis-grazia”, perché Dio rende ricca e bella la nostra vita
invitandoci sempre a scalare grandi scelte e a prendere decisioni che contano davvero.
Dio abita nel cuore di ogni giovinezza, per sciogliere i timori che possono impedire le scelte che valgono una vita! “E voi giovani, quali paure avete? Che cosa vi preoccupa più nel profondo?
Una paura “di sottofondo” che esiste in molti di voi è quella di non essere amati, benvoluti, di non essere accettati per quello che siete. Oggi, sono tanti i giovani che hanno la sensazione di dover essere diversi da ciò che sono in realtà, nel tentativo di adeguarsi a standard spesso artificiosi e
irraggiungibili…nascondendosi dietro a maschere e false identità, fin quasi a diventare loro stessi un “fake”. C’è in molti l’ossessione di ricevere il maggior numero possibile di “mi piace”… Alcuni pensano: forse Dio mi chiede o mi chiederà troppo; forse, percorrendo la strada indicatami da Lui, non sarò veramente felice, o non sarò all’altezza di ciò che mi chiede. Altri si domandano: se seguo la via che Dio mi indica, chi mi garantisce che riuscirò a percorrerla fino in fondo? Mi scoraggerò?
Perderò entusiasmo? Sarò capace di perseverare tutta la vita?” ((Messaggio Gmg 2018). Caro giovane, cara giovane, anch’io insieme con Papa Francesco, desidero dirti: Non temere! Non avere paura nel vivere il tuo presente, non temere nell’affrontare il tuo futuro, perché la tua giovinezza è abitata da Dio. Anche tu “hai trovato grazia” preso Dio, anche tu sei portatore di una bellezza unica e di un magnifico disegno di Dio per la tua esistenza. E’ Dio che dispone gli eventi che non immagini, e ti chiede di viverli con responsabilità e fiducia. La tua vita la costruisci insieme a Lui: perché temere? di chi o di che cosa avere paura? La paura è una delle peggiori cause di ogni paralisi spirituale. Dove ci porta, la paura? Alla chiusura, al rifiuto, alla rinuncia, alla rassegnazione: “Sentire che in questo mondo, nelle nostre città, nelle nostre comunità, non c’è più spazio per crescere, per sognare, per creare, per guardare orizzonti, in definitiva per vivere, è uno dei mali peggiori che ci possono capitare nella vita, e specialmente nella giovinezza”(Papa Francesco, Cracovia Sabato, 30 luglio 2016).
Non temere significa sape rabbracciare la vocazione che Dio ti offre, a misura di ciò che desidera il tuo cuore e a misura di ciò che sei capace di realizzare. Perché temere? Ricordati: Dio merita la tua fiducia “in bianco”, senza la pretesa di prove e garanzie. Cari giovani, lasciatevi incoraggiare ancora dalle parole del Papa: “La paura non deve mai avere l’ultima parola, ma essere
l’occasione per compiere un atto di fede in Dio… e anche nella vita! Ciò significa credere alla bontà fondamentale dell’esistenza che Dio ci ha donato, confidare che Lui conduce ad un fine buono anche attraverso circostanze e vicissitudini spesso per noi misteriose. Se invece alimentiamo le paure, tenderemo a chiuderci in noi stessi, a barricarci per difenderci da tutto e da tutti, rimanendo
come paralizzati. Bisogna reagire! Mai chiudersi! … Come dire che ogni giorno dell’anno il Signore ci vuole liberi dalla paura” (Messaggio Gmg 2018).
Maria, grazie al suo cuore forte e giovane, coraggioso e audace, è stata pronta anche a cambiare idea rispetto a quanto aveva già deciso con Giuseppe, il suo amato. Ricomincia dalla proposta di Dio. Ha saputo rinunciare alle proprie logiche e pretese, anche giuste nonché legittime, per aderire a qualcosa di molto più grande e di difficile comprensione. Solo la certezza che tutto
questo proveniva dalla volontà di Dio l’ha pacificata nell’animo, rendendola capace di superare ogni paura e di fidarsi di Dio. E questo suo coraggio l’ha resa grande.
Cari giovani, anche voi fatevi coraggio fidandovi del coraggio con cui Dio si fida di voi.